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DELLA
MEMORIA
(Mario N.)
Tornando dalla
gita a Taurasi in auto con Gianni, Vittorio e Maurizio T. (non
ricordo da dove fosse partito il discorso) parlavo dei luoghi della
memoria legati alla mia infanzia. Alla mia logorrea Maurizio e
Vittorio hanno reagito con evidenti sopori mentre Gianni attento
alla guida non so quanto ha potuto seguirmi. Comunque.
Parto da lontano.
Da diversi giorni dovevo attaccare un quadro in camera da letto. Mi
decido, finalmente. Mi serve il martello che devo prendere in un
armadietto del balcone della cucina. Mi dirigo verso la cucina. Lo
sguardo si posa sul titolo di un giornale che sta sul tavolo. Mi
fermo a leggere. Poi mi chiedo che sono venuto a fare in cucina.
Ritorno in camera da letto. C’erano alcune cose da mettere a posto.
Mi accorgo del quadro da attaccare e mi ricordo del martello. Nel
percorso verso la cucina ripeto a voce alta: “martello, martello”.
Cerco di sviare
la preoccupazione dei familiari che incontro durante il
percorso ma non posso negare che questa defaillance della memoria,
essendosi verificata già in altre circostanze, mi incomincia un poco
poco a preoccupare, negando a priori un principio di
rincoglionimento .
Cerco di saperne
di più sui meccanismi della memoria e consulto qualche libro.
Mi direte che non avendo un c…o da fare mi posso permettere il lusso
di perdere il mio tempo dietro queste fisime.
In sostanza, il
problema è questo: ad una certa età è più facile ricordare le cose
successe molti anni fa e dimenticare quello che abbiamo fatto
stamattina. La memoria lunga e quella corta.
Questo curioso
meccanismo mi consente, appunto, di “ricordare” un episodio della
mia infanzia. Un’anziana vedova, vicina di casa, aveva conosciuto in
parrocchia un colonnello, vedovo anche lui, che abitava in un
palazzotto poco distante. Chiacchiere all’uscita della messa,
discussioni sui fatti della giornata, fino al giorno in cui la
signora viene invitata a cena dal colonnello in una trattoria
del quartiere. Quella fu una sera speciale perché il
colonnello, di solito parco nel bere e nel mangiare, dopo una
seducente amatriciana e il terzo bicchiere di Frascati, con gloriosa
e professionale sensibilità esternò alla signora il desiderio di
volerla sposare e immediatamente la donna, anch’essa, per
quanto morigerata, sotto effetto catatonico, rispose di si.
Si salutarono molto affettuosamente e ognuno se tornò a casa
propria.
Il giorno
dopo, quando il colonnello si svegliò non riusciva a
ricordarsi cosa la signora avesse risposto alla
sua domanda: "Mi sembrava felice, forse ha detto di si', però, forse
mi è sembrato che mi guardasse in uno strano modo, mah". E
così per tutta la mattina il colonnello cerca di ricordare invano la
risposta della signora, ma senza alcun successo. Allora si decise a
prendere il telefono. Un saluto di circostanza un po'
imbarazzato, poi si fa coraggio e confessa di non ricordare più la
sua risposta alla richiesta di matrimonio. E la donna, con un grosso
sospiro di sollievo : "Oh, colonnello, lei non immagina quanto sia
contenta che mi abbia chiamato, ma è da quando mi sono
svegliata stamattina che ricordavo di aver detto di si' a
qualcuno, ma non mi ricordavo più a chi".
Un certo Bergson,
che sembra il nome di un giocatore di calcio ma è stato un filosofo
con i controfiocchi, introduce altri tipi di memoria:
“La percezione
tramite la quale l'uomo conosce il mondo comporta un
riferimento alla dimensione della memoria. Percepisco e agisco
in base a interessi e bisogni che si collocano nel passato. e questi
interessi, a loro volta, sono condizionati da esperienze precedenti.
Quando compio un'azione meccanica (recito una poesia a memoria) mi
servo della memoria-abitudine; quando penso a momenti della mia
storia personale faccio appello alla memoria-pura..
Altre
citazioni. Dalle Confessiones, di Sant’Agostino X,
15-16: Eccoli gli uomini che vanno ad ammirare le sommità dei
monti e gli enormi flutti del mare, e le correnti larghissime dei
fiumi, e il circuito dell’Oceano, e le rivoluzioni degli astri, ma
trascurano se stessi, e non riflettono con meraviglia che, mentre io
parlavo di tutte queste cose, non le vedevo sotto i miei occhi,
eppure non le potrei descrivere, se i monti e i flutti e i fiumi e
le stelle, che io ho visto, e l’Oceano, che conosco per sentito
dire, se tutte queste cose non le vedessi dentro nella mia memoria,
in spazi cosí grandiosi come se le vedessi al naturale, al di fuori
di me.
Nell'autobiografia
di Darwin, si trova il seguente passo, che rispecchia sia la sua
precisione scientifica sia la sua perspicacia psicologica: "Per
molti anni ho seguito una regola aurea: ogni volta che mi capitava
di leggere o comunque di venire a conoscenza di un fatto o di
un'osservazione o di una nuova idea, contraria ai risultati generali
ottenuti da me li annotavo fedelmente ed immediatamente, perché so
per esperienza che idee e fatti del genere si scordano più
facilmente di quelli che ci sono favorevoli".
In materia di
soldi la memoria degli uomini è particolarmente tendenziosa.:
"Dimentichiamo più facilmente lettere che contengono fatture che non
quelle che contengono assegni".
Un proverbio
dimostra che il buon senso popolare sa bene che nelle dimenticanze
di propositi non c'è nulla di accidentale. "Ciò che uno ha
dimenticato di fare una volta, lo dimenticherà molte altre
volte."
Quante volte ho
sentito dire: "Non mi assumo questo incarico, perché me ne
dimenticherei certamente". Questa predizione non contiene
assolutamente niente di mistico. Chi parlava in questo modo intuiva
solo vagamente che non voleva assumersi l'incarico, ma non voleva
confessarlo.
Due vecchietti
stanno chiacchierando del più e del meno. Il primo chiede: "Mario, a
proposito come va la tua cura per la memoria?". E l'altro:
"Benissimo, guarda, mi ricordo tutto: quando ero bambino, tutte le
mie ex, dove ho lasciato il giornale, tutto insomma. E' veramente
miracolosa". E Mario: "Sono contento per te. Senti, io ho ancora una
memoria buona, ma non si mai... non è che mi diresti il nome di
quella medicina? Sai mi potrebbe servire un giorno o l'altro...".
"Certo, si chiama... si chiama... accidenti, c'e' l'ho sulla
punta della lingua... si chiama... Mario, dimmi un po' il nome di un
fiore". E Mario: "Margherita?". "No...". "Tulipano?". "No...".
"Rosa?". "Ah si', ecco, Rosa... (voltandosi) ROSAAA!
COME SI CHIAMA QUELLA MEDICINA CHE PRENDO PER LA
MEMORIA?".
Conoscere è
ricordare". Nell'accumulo del suo ricordo, l’anziano di un tempo
lontano era ricco di conoscenza. Quando il tempo era
"ciclico" e ogni anno il ritmo delle stagioni, le opere e i giorni
ripetevano se stessi, chi aveva visto di più sapeva di più.
La saggezza
della vecchiaia era quindi il risultato della concezione ciclica del
tempo che faceva del vecchio, che molto aveva visto, il deposito del
sapere.
La concezione
"progressiva" del tempo, non più come quello ciclico che ripete se
stesso, ma fulmine che si perde nell’infinito, considera la
vecchiaia non più come deposito del sapere, ma inadeguatezza,
ansia per le novità che non si riescono più a controllare nella loro
successione rapida e assillante.
Un
qualsiasi contadino dei tempi antichi moriva "vecchio e sazio della
vita" perché la sua vita, anche per il suo significato, alla
sera della sua giornata, gli aveva portato ciò che poteva offrirgli,
perché non rimanevano per lui enigmi da risolvere ed egli poteva per
ciò averne "abbastanza".
Un giornalista
della RAI in Sardegna intervista un vecchietto al suo centodecimo
compleanno. “Allora, qual è il segreto per arrivare alla sua età?”.
“Non ho mai
bevvutto, non ho mai fummatto e ho avvutto sempre una vitta
regollare.”
“Ma lei in 110
anni chissà quante cose avrà visto. Ci racconti il giorno più bello
della sua vita...”
“Il ggiorno più
bello della mia vitta è statto quando si è pperso il
montonne!”
“Dica,
dica...”
“ Si era perso il montonne per i monti del Gennargentu. Ddue ggiorni
e ddue nnotti per cercarlo. Alla finne quando lo abbiammo trovatto,
pper festeggiarre ce lo ssiamo incullatto tutti quanti e abbiamo
fatto unna gran festa finno all'alba!”
“Si, ma... capisce che questo aneddoto non possiamo raccontarlo in
televisione... ci racconti un altro giorno bello della sua
vita...”
“ Un
altro ggiorno bello è statto quando si è ppersa la peccora!
“
“
Sentiamo...”
“Si era
ppersa la peccora per i monti del Gennargentu. Ddue giorni e ddue
nnotti per cercarla. Alla finne quando l'abbiammo trovatta, per
festeggiare ce la siammo incullatta tutti quanti e abbiamo fatto una
gran festa finno all'alba”.
“Si,
ma... anche questo non possiamo dirlo in RAI. Guardi, cambiamo
domanda, ci racconti piuttosto qual è stato il giorno più brutto
della sua vita...”
“Il
giorno piu bbrutto della mia vitta è stato quando mi sono pperso
io...
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