LA GITA AL GRAN SASSO DEL 15 GIUGNO 2007

 
 

Una gita senza il Principe e senza il Ciccio? sembra impossibile, eppure è accaduto. La mattina di venerdi 16 giugno, sei impavidi componenti della Compagnia: il “Fauno silente” (praticamente l’ideatore della gita), l’ “Artista”, il “Quantaltro”, il “Sor so tutto”, il “Sor Contrario” ed il “Proto” decidono di partire per una impresa memorabile,  che si poneva  come meta la scalata del Gran Sasso! (In parte, si intende, insomma, non proprio tutto!

Nostalgia per la mancanza della pregnante  presenza del Ciccio? Manco per niente!

Smarrimento per l’assenza della guida carismatica del Principe? Manco per niente!

(Ma la prossima volta aspettiamo anche loro!)

Verso le dieci si giunge all’altopiano di Campo Imperatore,  e si decide di fare una prima arrampicata fino al rifugio “Duca degli Abruzzi” (dislivello 250 mt.), definito “percorso facile” nelle guide. (Menomale!)

Mentre saliva, lo scrivente Proto faceva amare riflessioni sul  peso degli anni che passano (e sulla pigrizia della vita sedentaria). Una ventina di anni addietro compì quella stessa scalata  tutta di un fiato. Adesso era proprio il fiato che mancava, e più di una volta si è dovuto rassegnare ad una sosta  per riossigenarsi un po’ (mo’ capisco l’EPO).  L’unico a tenere il suo stesso  passo era il “Sor so tutto”, anche lui con problemi di fiato per mancanza di allenamento.

Giunti in cima, il Proto scrivente ha dovuto compiere una fantozziana finzione per mostrare un aspetto disinvolto e per non stramazzare a terra invocando  una bombola di ossigeno!

Intanto il “Quantaltro”,  l’”Artista” e il “So tutto”  decidono di fare una piccola esplorazione verso la  sinistra del Rifugio, mentre il “Sor contrario” e  il “Fauno silente” decidono di andare a destra, verso il “Corno Grande”!!

   Il Rifugio visto dall'alto

Il Proto scrivente rimane interdetto, e – rivolgendosi a questi ultimi due – diceva (mentendo) “andate, andate, poi magari mi affaccio pure io”.

 Fatto sta che intanto un  po’ di fiato era tornato,  ed il Proto-Fantozzi, raccattando tutte le forze residue, si è inoltrato sul cammino dei due temerari, affrontando disumani dislivelli, finchè   (incredibile) si sentiva chiamare da due puntini colorati che gesticolavano in lontananza. Preso da rinnovato entusiasmo, il Proto si proiettava sugli impervi sentieri, ed in breve tempo raggiungeva i due.

   Il Proto quando ha raggiunto gli amici

Lo spettacolo che ci sovrastava era entusiasmante: tutto intorno vette che si stagliavano contro il cielo, accarezzate da nubi leggere, aria frizzante, folate di vento fresco, piccoli tappeti di fiorellini coloratissimi.. Ma su tutto si imponeva la presenza maestosa  del “Corno Grande” che sembrava lì ad un passo, quasi da toccare con mano!  

         Gianfranco e il Corno Grande

 

Presi dall’ “ebbrezza”  di vedere cosa c’è oltre, di superare una china per scoprire un nuovo orizzonte, ci siamo spinti in avanti, in direzione della  maestosa montagna. Il Proto scrivente, liberatosi ormai dalle fantozziane spoglie, si sentiva permeato di nuove energie, e procedeva spedito pure lui! Insomma, siamo arrivati proprio sotto il Corno Grande, dove inizia il sentiero per raggiungere la vetta..

             Il Proto sotto il Corno Grande

Soltanto perché ormai l’ora era tarda e gli altri ci aspettavano, (chi ha capito che è una bugia ha vinto un premio) abbiamo desistito e, dopo aver fatto numerose foto, ci siamo incamminati verso il ritorno, percorrendo un diverso sentiero più lungo ma meno impervio. Siamo giunti alla base di Campo Imperatore in breve tempo. (Naturalmente il “Sor Contrario ci ha preceduti di un bel po’) .

Morale della favola: quando sembra di essere arrivato agli sgoccioli e di non farcela più, basta  ricevere qualche  stimolo inaspettato per trovare nuovo entusiasmo ed andare avanti!

Ma la favola continua. Una volta riunito il gruppo a Campo Imperatore, era  il momento di pensare verso  quale tavola dirigersi per deporre le stanche membra e rifocillarsi degnamente. Tornati in macchina  in direzione Castel del Monte, ed ammirando il vastissimo ed incontaminato paesaggio, ci siamo fermati – in zona Fonte Vetica – presso un punto di ristoro che offriva bistecche ed altro che però avremmo dovuto cucinarci da soli alla brace, che non era neanche pronta. Si decide quindi di proseguire per Castel del Monte, dove avevamo già mangiato un’altra volta. Qui troviamo aperto il ristorante “Il Gattone”, dove finalmente ci sediamo. Se ci fosse stato il Ciccio, avrebbe descritto minuziosamente  antipasti, vini, primi, secondi, ecc. Mi limiterò a dire che gli antipasti erano a base di formaggi tipici della zona – molto apprezzati tra l’altro anche dalle guide turistiche – i primi erano costituiti da spaghetti  o da “strozzapreti” in pappetta di ceci, come secondo c’erano bistecche, salsicce o abbacchietto, contorno di insalata mista, vino della casa non malefico, dolce e caffe, il tutto per 19 euri a cranio.

Ma ancora non è finita, perché uscendo abbiamo incontrato un signore – si presume dell’azienda di soggiorno – che ci ha offerto mini-guide turistiche, consigliandoci di andare a visitare il caratteristico paese di Castelvecchio Calvisio.

Siamo andati dunque a quel paese dove ci avevano mandato, ed abbiamo constatato che meritava veramente una visita, come si può vedere da un paio di foto qui sotto.

 

 

 

 

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