| |
Una gita senza il Principe e senza il Ciccio?
sembra impossibile, eppure è accaduto. La mattina di venerdi 16 giugno,
sei impavidi componenti della Compagnia: il “Fauno silente”
(praticamente l’ideatore della gita), l’ “Artista”, il “Quantaltro”, il
“Sor so tutto”, il “Sor Contrario” ed il “Proto” decidono di partire per
una impresa memorabile, che si poneva come meta la scalata del Gran
Sasso! (In parte, si intende, insomma, non proprio tutto!
Nostalgia per la mancanza della pregnante
presenza del Ciccio? Manco per niente!
Smarrimento per l’assenza della guida
carismatica del Principe? Manco per niente!
(Ma la prossima volta aspettiamo anche
loro!)
Verso le dieci si giunge all’altopiano di
Campo Imperatore, e si decide di fare una prima arrampicata fino al
rifugio “Duca degli Abruzzi” (dislivello 250 mt.), definito “percorso
facile” nelle guide. (Menomale!)

Mentre saliva, lo scrivente Proto faceva
amare riflessioni sul peso degli anni che passano (e sulla pigrizia
della vita sedentaria). Una ventina di anni addietro compì quella stessa
scalata tutta di un fiato. Adesso era proprio il fiato che mancava, e
più di una volta si è dovuto rassegnare ad una sosta per riossigenarsi
un po’ (mo’ capisco l’EPO). L’unico a tenere il suo stesso passo era
il “Sor so tutto”, anche lui con problemi di fiato per mancanza di
allenamento.
Giunti in cima, il Proto scrivente ha dovuto
compiere una fantozziana finzione per mostrare un aspetto disinvolto e
per non stramazzare a terra invocando una bombola di ossigeno!
Intanto il “Quantaltro”, l’”Artista” e il
“So tutto” decidono di fare una piccola esplorazione verso la sinistra
del Rifugio, mentre il “Sor contrario” e il “Fauno silente” decidono di
andare a destra, verso il “Corno Grande”!!

Il Rifugio visto dall'alto
Il Proto scrivente rimane interdetto, e –
rivolgendosi a questi ultimi due – diceva (mentendo) “andate, andate,
poi magari mi affaccio pure io”.
Fatto sta che intanto un po’ di fiato era
tornato, ed il Proto-Fantozzi, raccattando tutte le forze residue, si è
inoltrato sul cammino dei due temerari, affrontando disumani dislivelli,
finchè (incredibile) si sentiva chiamare da due puntini colorati che
gesticolavano in lontananza. Preso da rinnovato entusiasmo, il Proto si
proiettava sugli impervi sentieri, ed in breve tempo raggiungeva i due.

Il Proto quando ha raggiunto
gli amici
Lo spettacolo che ci sovrastava era
entusiasmante: tutto intorno vette che si stagliavano contro il cielo,
accarezzate da nubi leggere, aria frizzante, folate di vento fresco,
piccoli tappeti di fiorellini coloratissimi.. Ma su tutto si imponeva la
presenza maestosa del “Corno Grande” che sembrava lì ad un passo, quasi
da toccare con mano!

Gianfranco e il Corno Grande
|
Presi dall’ “ebbrezza” di vedere cosa c’è
oltre, di superare una china per scoprire un nuovo orizzonte, ci siamo
spinti in avanti, in direzione della maestosa montagna. Il Proto
scrivente, liberatosi ormai dalle fantozziane spoglie, si sentiva
permeato di nuove energie, e procedeva spedito pure lui! Insomma, siamo
arrivati proprio sotto il Corno Grande, dove inizia il sentiero per
raggiungere la vetta..

Il Proto sotto il Corno Grande
Soltanto perché ormai l’ora era tarda e gli
altri ci aspettavano, (chi ha capito che è una bugia ha vinto un premio)
abbiamo desistito e, dopo aver fatto numerose foto, ci siamo incamminati
verso il ritorno, percorrendo un diverso sentiero più lungo ma meno
impervio. Siamo giunti alla base di Campo Imperatore in breve tempo.
(Naturalmente il “Sor Contrario ci ha preceduti di un bel po’) .
Morale della favola: quando sembra di essere
arrivato agli sgoccioli e di non farcela più, basta ricevere qualche
stimolo inaspettato per trovare nuovo entusiasmo ed andare avanti!
Ma la favola continua. Una volta riunito il
gruppo a Campo Imperatore, era il momento di pensare verso quale
tavola dirigersi per deporre le stanche membra e rifocillarsi
degnamente. Tornati in macchina in direzione Castel del Monte, ed
ammirando il vastissimo ed incontaminato paesaggio, ci siamo fermati –
in zona Fonte Vetica – presso un punto di ristoro che offriva bistecche
ed altro che però avremmo dovuto cucinarci da soli alla brace, che non
era neanche pronta. Si decide quindi di proseguire per Castel del Monte,
dove avevamo già mangiato un’altra volta. Qui troviamo aperto il
ristorante “Il Gattone”, dove finalmente ci sediamo. Se ci fosse stato
il Ciccio, avrebbe descritto minuziosamente antipasti, vini, primi,
secondi, ecc. Mi limiterò a dire che gli antipasti erano a base di
formaggi tipici della zona – molto apprezzati tra l’altro anche dalle
guide turistiche – i primi erano costituiti da spaghetti o da
“strozzapreti” in pappetta di ceci, come secondo c’erano bistecche,
salsicce o abbacchietto, contorno di insalata mista, vino della casa non
malefico, dolce e caffe, il tutto per 19 euri a cranio.

Ma ancora non è finita, perché uscendo
abbiamo incontrato un signore – si presume dell’azienda di soggiorno –
che ci ha offerto mini-guide turistiche, consigliandoci di andare a
visitare il caratteristico paese di Castelvecchio Calvisio.
Siamo andati dunque a quel paese dove ci
avevano mandato, ed abbiamo constatato che meritava veramente una
visita, come si può vedere da un paio di foto qui sotto.


|
|