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Notizie generali
Basta
un’occhiata, anche distratta, ad un qualunque scaffale di un qualsiasi
supermercato e immediatamente prendi coscienza di quante siano le
varietà con le quali si manifesta il ”Nettare degli Dei” .
Da qualche anno a
questa parte il vino è divenuto un affare grande, grande al punto che ci
hanno investito anche società multinazionali.
Ma noi, noi
consumatori cosa sappiamo del vino? Cosa sappiamo di come si fa? Mi sono
posto questi interrogativi ed ecco il risultato di notizie raccolte qua
e là. Iniziamo dalle notizie di carattere generale, una specie di
prefazione……
La fermentazione
degli zuccheri dà luogo all’alcool.
La fermentazione
degli zuccheri dell’uva dà luogo al vino!
In un acino di uva
sono contenuti:
- zuccheri,
acqua, acido malico, acido tartarico, acido citrico,
- minerali:
potassio, calcio, magnesio, ferro, piombo (danno sapidità)
- sostanze
organiche come sali di ammonio…
Fu il biologo Louis
Pasteur che diede una spiegazione scientifica della fermentazione
alcolica, dimostrando la sua origine microbiologica.
Infatti i
saccaromiceti, detti lieviti o fermenti perché danno origine a
enzimi capaci di produrre la fermentazione alcolica degli zuccheri,
presiedono alla fermentazione del mosto e quindi alla vinificazione
delle uve.
Quindi sono i
lieviti a ”fare” il vino …..
In particolare é il Saccharmyces ellipsoideus (detto “fermento
del vino”) il fungo che occupa un posto decisivo in questo processo.
Il lievito è un
fungo unicellulare,
che utilizza come
principale fonte nutritiva gli zuccheri. Li adopera per moltiplicare se
stesso, ma la parte più consistente degli zuccheri viene trasformata in
alcool. Infatti il glucosio e il fruttosio, i più importanti
zuccheri dell’uva (circa il 50% a testa) vengono aggrediti e trasformati
in alcool etilico e anidride carbonica, più tracce di numerosi altri
composti organici (glicerina, acido malico, acido lattico,….).
Il lievito, per la
sua fisiologia, tende a moltiplicare se stesso in presenza di molto
ossigeno, mentre quando c’è carenza di ossigeno il lievito fermenta
lo zucchero e lo trasforma in alcool.
La produzione di
alcool è dunque la cosa più importante che fanno i lieviti, ma non è
l’unica. Infatti durante la fermentazione si producono, oltre all’alcool
etilico, altre centinaia di sostanze, di cui molte a basso potere
molecolare (gli odori). Queste ultime sono attive dal punto di vista
olfattivo. Il mosto (a meno delle uve aromatiche) è quasi inodore, il”fruttato”
si forma in fermentazione ad opera dei lieviti.
Alcuni lieviti
producono anche sostanze di odore sgradevole, una in particolare,
l’acido solfidrico (odore di uova marce…), che poi, se il vino non viene
travasato e arieggiato, si trasforma in mercaptano e altre molecole
nauseabonde, con odori di aglio e cavolo marcio che non si tolgono più.
Se vi dicono che
simili note odorose sono tipiche dei vini del luogo e sono un marchio di
genuinità diffidate: sono tipiche dei vini fatti male!
Per ovviare a
possibili inconvenienti provenienti da lieviti indigeni, cioè quelli che
si sono selezionati naturalmente sulle uve del luogo, la maggior parte
delle cantine optano per l’impiego di ceppi di lieviti selezionati,
prodotti ad hoc dalle industrie.
La fermentazione
La
fermentazione può essere:
- completa:
in questo caso abbiamo vini secchi
- incompleta:
in questo
caso avremo vini amabili o dolci a seconda della quantità
di zuccheri residui.
Per bloccare la
fermentazione di norma si usa il freddo.
Per evitare che essa
riparta, nei vini finiti e imbottigliati, si tolgono dal vino le cellule
dei lieviti, attraverso la microfiltrazione, con un processo che
fa passare il vino su una membrana che ha una porosità di circa 0,4
micron, in grado di trattenere le cellule dei lieviti.
Un tempo si usava la
pastorizzazione, ma oggi viene usata sempre di meno perché il
riscaldamento conduce ad un più rapido invecchiamento del vino.
Come si fa il vino
L’uva raccolta
viene portata in appositi recipienti, pigiata e diraspata con apposite
macchine.
Da questa operazione
si ottiene il mosto che viene poi trasferito in una vasca o nei tini di
fermentazione ove avverrà la fermentazione alcolica.
Di solito la
fermentazione dura fra gli otto e i quindici giorni.
Avrete notato che
ora sulle etichette del vino compare sempre la scritta “contiene
solfiti” divenuta obbligatoria da qualche anno – gli USA lo
facevano ormai da tempo - e informa l’acquirente che nella produzione si
è aggiunta l’anidride solforosa perché, pare, che a qualcuno abbia
scatenato reazioni allergiche. Al di là di questo fatto specifico
l’aggiunta di una giusta quantità di anidride solforosa, oltre ad avere
una funzione antiossidante e antibatterica (disinfettante), svolge anche
una certa azione solvente sulle sostanze coloranti contenute sulle bucce
e una ulteriore attività selettiva sugli agenti di fermentazione.
L’attività dei
lieviti trasforma gli zuccheri in alcol determinando un aumento della
temperatura che, se non supera i 28-30 gradi, asseconda la vitalità
stessa degli agenti fermentativi. Oltre i 30 gradi ci può essere un
blocco della fermentazione.
Quindi la
fermentazione trasforma gli zuccheri in alcool ma produce anche anidride
carbonica. Questa è la fase della fermentazione che viene detta “tumultuosa”
(il mosto gorgoglia……). In questa fase le vinacce, spinte verso l’alto,
formano un ammasso di bucce detto il “cappello” che è necessario
rompere continuamente e riportare in immersione agevolando così
l’estrazione delle sostanze coloranti e evitando lo sviluppo di
microrganismi aerobici dannosi.
Per fare questa
operazione le tecniche sono numerose, le più diffuse sono:
- i rimontaggi
(si
prende il mosto dal basso dei serbatoi e si porta, con adeguate pompe,
nella parte alta del serbatoio)
- le follature
(si spinge con attrezzi il cappello verso il basso in modo
da immergerlo nel vino in fermentazione.
Quando le
misurazioni mostrano che la percentuale di alcool contenuta nel mosto è
rimasta invariata significa che la fermentazione è terminata e ciò vuol
dire che i lieviti hanno perso la loro efficacia e non sono più in grado
di continuare il loro lavoro.
Il vino, finalmente….
Finalmente siamo
giunti a quel “liquido” che versato in un bicchiere si lascia gustare
per i suoi infiniti profumi e ammirare per i suoi molteplici colori: IL
VINO.
Il vino ottenuto, in
un primo momento, risulta torbido e ricco di gas e di vinacce.
E’ necessario
separare la parte liquida da quella solida con la svinatura.
Il vino, limpido e
pulito può essere così trasferito:
- in recipienti
di acciaio,
se si tratta di un vino da consumarsi giovane
- in botti di
legno, se
si tratta di vino da invecchiamento.
Che un vino sia
dolce o frizzante dipende dalla conduzione della fermentazione, non
dalla varietà di uva impiegata.
Da qualunque uva da
vino si possono ottenere vini secchi o dolci, fermi o frizzanti, oppure
spumanti, il tutto dipende da come si vinifica.
I vini rossi e rosati
Siamo
alla fine del percorso che ci ha condotto al vino. Si dice che un
bicchiere di vino a giorno, specie se è vino rosso, fa bene perché
contiene delle sostanze (polifenoli) che svolgono un’azione
antiossidante combattendo la formazione di radicali liberi, prodotti di
scarto che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo
umano quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per
produrre energia (ossidazione). Questa azione sembra ritardare
l’invecchiamento dell’organismo e l’insorgenza di malattie quali
l’aterosclerosi, il morbo di Parkinson…. Sarà vero, non sarà vero………non
so, però il vino è buono e quindi propendo per la prima affermazione…….
Il vino si presenta
con aspetti diversi: bianco, rosso, rosato, ambrato, e sapori
altrettanto distinti: secco, dolce, frizzante……..
Ma come fa questo
straordinario dono della terra ad assumere sembianze così diverse?
Nella buccia sono
contenuti i polifenoli nobili responsabili del colore e in parte
della struttura del vino. Durante l’immersione delle vinacce nel liquido
(la macerazione) scaturiscono alcune sostanze come:
gli antociani,
che danno il colore rosso e i tannini.
I vini rossi si
ottengono dalle uve rosse facendo fermentare le bucce fino a
raggiungere il colore desiderato.
I vini rosati si
ottengono dalle uve rosse separando il mosto dalle bucce e facendo
continuare la fermentazione in bianco (ossia senza vinacce) Alla fine
della fermentazione si otterrà un vino rosato con la stessa gradazione
del rosso.
I vini bianchi si
ottengono dalle uve bianche………
Ecco, siamo giunti
alla fine del percorso che dal grappolo d’uva ci ha portato al vino.
Quanto da me scritto
non è sicuramente esaustivo, chissà quante altre cose ci sono su questo
argomento che ancora non conosco! Il mio è stato solo un modo per
rendere partecipi gli amici di quanto sono riuscito ad apprendere su
come nasce questo prodotto che ci dà l’opportunità di trascorrere
insieme qualche ora in allegria. E’ già un grande merito!

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