La Cascata di San Giovanni

  

 

Dai e dai è successo. Sono stato coinvolto in una “passeggiata” in montagna!.

Chi mi conosce o ha avuto modo di leggere quanto da me scritto in precedenza sulle mie esperienze di viaggio  dovrebbe ormai sapere che sono un “animale” prettamente cittadino, che amo sudare solo quando gioco a tennis, che non mi piace faticare inutilmente……… tant’è,  quando si è in compagnia non si può dire sempre di no…..

L’Abruzzo è una regione molto bella, bella di una bellezza aspra, selvaggia, dove il paesaggio predominante è costituito da vette altissime, prevalentemente coperte di neve in inverno e dove le rocce la fanno da padrone in estate. Fortunatamente, però, le pendici che portano a queste vette sono coperte di alberi secolari che donano frescura durante le calde estati abruzzesi.

Non sono abruzzese, ma tanti anni fa ho incontrato una ragazza abruzzese e l’ho sposata. Da allora ho cominciato a frequentare l’Abruzzo, e ad apprezzarlo, poiché la famiglia di mia moglie possiede una bella casa in un paesino alle falde della Maiella,. Il paese si chiama Rapino e sorge in una posizione invidiabile perché, pur essendo a soli 450 metri , gode di un clima secco e ventilato e si trova a mezz’ora di macchina sia dal mare che dalla vetta del Blockaus che si erge a 2200 metri, dove si può sciare.

 

      Rapino, visto dalla frazione Coste Micucci

 

Circa 35 anni fa (ma quanto ero giovane….) mi convinsero a fare una  passeggiata al Monte Amaro, una cima che svetta fino a 2700 metri. Dovevamo raggiungere un posto denominato Fonte Acquaviva. Fu una bella esperienza (attraversai vaste pietraie con scarpe da tennis che non mi risparmiarono nemmeno un’asperità del terreno……) ma talmente faticosa che da allora non ho più voluto ripeterla.

In seguito quando la famiglia (ah, ho dimenticato  di dire che mia moglie ha tre sorelle e che almeno due di queste amano cimentarsi sui sentieri montani…) proponeva di andare a fare un’escursione in montagna mi sono sempre defilato. Ci sono sempre riuscito fino a questa  volta.

“Dai facciamo una passeggiata fino alla cascata di San Giovanni, è facile, è tutto piano”, mi ha detto, con tono suadente, mia cognata Ivana. Un’ora di camminata da Bocca di Valle (una località alle pendici della Maiella, non lontano da Rapino) e arriveremo a godere di uno spettacolo bellissimo…

Diffido ma non posso dire sempre di no…… Si parte, tardi com’è costume della nostra famiglia.

Alle 14 ci avviamo da Bocca di Valle, una località sopra Rapino. Ci sono una miriade di sentieri attrezzati, che conducono a posti diversi ma sono segnalati e seguendo un segnale (rosso, bianco e rosso), dipinto sugli alberi,  dovremmo raggiungere la nostra meta (almeno lo spero…) senza complicazioni.

Alla partenza, su un grande tabellone di legno, c’è scritto che la durata prevista per raggiungere la nostra meta è di 90 minuti, circa…… (un’ora e mezzo!).

 

 

Il Tabellone

 

Cominciamo a camminare. La strada (per ora si tratta di una strada…) comincia subito a inerpicarsi.

Naturalmente non si tratta di una strada asfaltata. E’ piena di pietre, spesso aguzze, che mi tormentano la pianta dei piedi (ovviamente ho le scarpe  da tennis…..). Si sale, si sale, ma fino ad un certo punto lo si fa quasi agevolmente.

Abbiamo portato il mio  zaino pieno di provviste e qualcuno, dopo circa un’ora di cammino, propone di fermarsi a pranzare, visto l’ora tarda.

Ci fermiamo in riva ad un torrente dove scorre acqua limpida e fresca. Non è molto ma a noi basta per farci sognare acque pure e cristalline che scendono tumultuosamente a valle.

 

 il torrente

 

Pranzo frugale (panino con frittata ai fiori di zucca che ieri abbiamo “raccolti” in un campo lungo una strada…..) e poi si riparte.

 

il pranzo

 

Improvvisamente la strada si impenna, diventa difficoltosa dal momento che si snoda su un sentiero in un fitto sottobosco, ed è anche leggermente scivoloso.

Ma quando arriviamo?, chiedo a Ivana che questa passeggiata l’ha già fatta in altri tempi. Non ti preoccupare, mi risponde, l’ho fatta quando c’era la neve e con Bartolomeo (il suo bellissimo setter irlandese che, purtroppo ora non c’è più),  ci manca poco: questa salita, una discesa e arriviamo alla cascata.

Manco per niente! Si sale, si scende, si sale e si scende di nuovo ma non si arriva mai alla meta.

Incontriamo della gente che sta tornando indietro, presumibilmente dalla nostra meta. “Quanto ci manca per la cascata di San Giovanni?” Chiedo, speranzoso in una risposta tranquillizzante………Ma, rispondono, camminiamo da cerca 45 minuti, ci sono ancora un po’ di sali e scendi ….

Scoraggiamento: le gambe cominciano a farmi male, ho il fiatone, il cuore mi batte svelto-svelto, mi sto inerpicando su una salita dove, per mantenere l’equilibrio, praticamente ho dovuto assumere una posizione parallela al terreno………insomma soffro. Dai che ce la fai, mi incita il resto del gruppo. Ma chi me lo ha fatto fare, mi interrogo. Non so darmi una risposta razionale………

Tenete presente che sono l’unico maschietto del gruppo e quindi stringo i denti per salvare la faccia. Finalmente, quando ormai avevo perso ogni speranza arriviamo alla meta.

 

 

La meta agognata

Ci scattiamo un po’ di foto

 

 

 

 

 

               le donne del gruppo

 

Lo spettacolo è notevole ma……….il mio pensiero corre alla via del ritorno poiché qualcuno del gruppo mi aveva detto che la discesa è altrettanto faticosa .

 

               Sulla via del ritorno….

 

Per fortuna non è vero o, almeno per me non è apparso tale e alle 18,30 finalmente rimetto il  sedere sulla mia amata automobile e mi avvio verso il meritato riposo.

L’ho fatto, dovrei sentirmi orgoglioso di aver superato questa prova, ma…………….. continuo a pensare che i miei interessi sono sicuramente rivolti verso altre mete, più agevoli.