L’ARTE DI DIEGO

(a cura di Agostino)

 

Con “l’arte di Diego” vorrei proporre una serie di disegni naif che un mio carissimo collega mi ha dedicato negli anni 1974 e 1975. Diego era molto negato per il disegno, però dietro quelle linee puerili che tracciava si può avvertire la vivacità della sua fantasia. E’ andato in pensione nel 1976, ma ci siamo spesso sentiti e rivisti: ero affezionato a lui per la sua simpatia e spontaneità. A volte riusciva a mettermi a disagio in presenza di altre persone ma lo faceva sempre in modo scherzoso.

Ricordo le volte che io, in veste di suo capo sezione, consentivo le sue uscite fuori orario dall’ufficio, che lui giustificava sempre con motivazioni banalissime ma simpatiche, facendomi trovare sul tavolo un suo disegno o un messaggio (vedi quelli riprodotti sotto). Ero benevolo nei suoi confronti; mi rendevo conto che aveva sulle spalle tanti anni di lavoro, che stava per andare in pensione e che, come mi raccontava, aveva trascorso con fastidio i sabati fascisti, aveva fatto la guerra ed era stato prigioniero in Russia negli anni più belli della sua giovinezza.

Scherzava sempre e trovava il modo di sdrammatizzare tutto, anche nei momenti di impegno fattivo che, a volte, il lavoro richiedeva.

Ricordo sempre la traduzione che fece, atteggiandosi scherzosamente a latinista, della frase “ne sutor ultra crepidam” (il calzolaio non vada oltre la scarpa) riportando: “il sudore non vada oltre la crepa”.

L’ultima volta che mi è venuto a trovare in ufficio era molto anziano e malato; mi ha confessato che era molto affaticato e stanco per colpa del cuore e che quella visita la faceva volentieri perché anche lui nutriva per me simpatia e affetto. Sul suo viso, caratterizzato ancora dai baffetti alla David Niven, si era spenta quella luce di ironia che sempre lo illuminava e trasparivano, invece, netti segnali di resa. Ci prendemmo un caffè al bar interno e lui evitò in modo disinvolto, senza farsi riconoscere, di salutare gli ex colleghi che conosceva bene, dicendomi che non ci teneva. Lo riaccompagnai al capolinea dell’autobus e ci salutammo in uno stretto abbraccio, entrambi convinti che difficilmente ci sarebbe stata un’altra opportunità di incontro.

Dopo 15 giorni lessi in bacheca l’annuncio della sua morte.

 

Messaggio 1

 

Messaggio 2

 

 In sua memoria riproduco i disegni da me conservati. Per meglio comprendere il senso e il linguaggio dell’arte che Diego riusciva a trasferire sulla punta della sua matita, riporto, qui di seguito, la critica apparsa su una nota rivista specializzata del secondo dopoguerra, a nome di un notissimo esperto d’arte contemporanea (critica scanzonata come lo è stato il suo modo di esistere).

 

Diego, il grande artista postinformale

 

………..Davanti ad una sua opera si è rapiti, per vivere trasognati in luoghi magici

Di indefinita bellezza e profondità di penetrazione è la sua arte.

La ricerca di Diego si orienta verso modi figurativi di stampo metafisico per arrivare a una connotazione di espressionismo esistenziale. E’ evidente il suo recupero del rimosso e del marginale, attraverso operazioni concettuali aperte e coerenti agli svolgimenti del processo culturale.

Tutto si svolge con costante coerenza su una visione dell’essere di registro lirico e visionario, con un percorso che, partendo dalle iniziali prove postinformali, attraverso la fase delle presenze-assenze, approda alle attuali mitologie.

Diego riesce ad esprimere l’essenzialità poetica dell’immagine, la reincarnazione dei sogni in immagini postinformali…………. (Agostino)

 

Vi intito ora ad entrare nella GALLERIA D’ARTE dedicata a DIEGO (aprire il file in Power Point mostra contemporanea.pps)

 

 

Numero visite a partire dal 10/01/2009   Contatore visite

 

Chi siamo, dove andiamo Gli amici della compagnia Un po' di storia Le imprese sportive
Le ultime scorribande Curiosità, cultura in pillole LINKS Marino MESSAGGI

Vacanze ed altro

Le ultime bicchierate

  NOVITA'